INTERVISTA AL PROF. GIORGIO MARIANI
Giorgio Mariani è Professore Ordinario di Lingue e Letterature Anglo-Americane presso la Facoltà di Scienze Umanistiche. Dopo essersi laureato in Lingue e Letterature Straniere Moderne presso l’Università di Roma ” La Sapienza ” nel 1978, ha conseguito il Master of Arts. (1982 ) e il Ph. D. (1990 ) presso il Dipartimento d’Inglese della Rutgers University, e il Dottorato di Ricerca (1987) presso il Dipartimento di Studi Americani de ” La Sapienza “. Ha insegnato alla Rutgers University e all’Università di Salerno. I suoi principali interessi di ricerca riguardano la letteratura statunitense dell’Ottocento (soprattutto la narrativa di Herman Melville e Stephen Crane); i rapporti tra guerra e letteratura moderna; il romanzo indiano-americano contemporaneo; la teoria della letteratura. Tra le sue pubblicazioni principali: Allegorie impossibili: storia e strategie della critica melvilliana (Roma, 1992); Spectacular Narratives: Representations of Class and War in Stephen Crane and the American 1890s (New York, 1992); Post-tribal Epics: The Native American Novel between Tradition and Modernity (Lewiston, N.Y., 1996). Ha inoltre curato il volume collettaneo Le parole e le armi (Milano, 1999) e un’edizione critica con testo a fronte di The Monster di Stephen Crane (Venezia, 1997). È condirettore di Ácoma. Rivista internazionale di studi nord-americani .
Prof. Mariani, quando e perché ha deciso di proporre un incontro con l’ex brigatista Morucci?
E’ stata semplicemente un’opportunità. Ho ricevuto la sollecitazione dall’antiterrorismo che mi ha indicato Morucci come ex brigatista impegnato in un percorso riabilitativo. Questi avrebbe commentato un brano del suo libro “Schegge di memoria”, opera biografica sul suo passato. Mi è sembrata un’ ottima occasione di confronto e formazione per gli studenti. Inoltre ho ritenuto che fosse doveroso offrire la mia collaborazione all’antiterrorismo per il percorso post-carcerario dell’ex terrorista.
Come si sarebbe inserita l’iniziativa nel suo corso di insegnamento?
Da molti anni mi occupo, soprattutto in ambito anglo-americano, di come la letteratura racconta la guerra e la violenza; come la letteratura si rapporta “all’indicibile” per renderlo comprensibile e permettere la sua rielaborazione. Il corso in cui si sarebbe inserita la lezione non è specifico della materia, ma penso che interessi di ricerca e programma vadano integrati per rendere merito alla formazione universitaria.
Ci può fare un esempio?
La violenza è un ingrediente fondamentale di molti eventi storici. In America questo ad esempio si è manifestato con l’invasione degli europei. Quello che è comune e di grande interesse è la modalità di rielaborazione della violenza e del dolore che compie la letteratura. Nel nostro caso ci sarebbe stato, oltre alla rielaborazione, anche la condanna del fenomeno terroristico degli anni di piombo.
In molti hanno parlato di conferenza: ma di cosa si sarebbe trattato?
Non si sarebbe assolutamente trattato di una conferenza o di un dibattito pubblico. L’ex br Morucci avrebbe partecipato ad una semplice lezione del mio corso. In questa sede avrebbe letto un brano del suo libro introducendo la discussione con un intervento di una ventina di minuti.
Lei che domanda avrebbe fatto?
Una domanda di critica letteraria: lo stile usato, detto modernismo, che procede per salti temporali e flash back è una traduzione formale di un tormento interiore su quei tragici anni?
Nel proporre l’iniziativa ha seguito il cosiddetto iter istituzionale?
Dapprima ho cercato di tenere la notizia riservata, anche secondo il parere dell’antiterrorismo: il tentativo era quello di non dare un’eco pubblica alla lezione. Quando poi la questione è diventata nota ho inviato un documento informativo ai colleghi del Dipartimento e al Preside. Posso forse riconoscere di aver peccato di ingenuità, ma sempre convinto di rispondere ad un dovere civico: non tutti i giorni parlo con l’antiterrorismo!
Dopo la vicenda ha avuto colloqui o contatti con i vertici della sua facoltà e dell’università?
Non ho avuto colloqui e voglio ribadire che rispetto la posizione di tutti.
Qual è stata la reazione di colleghi e studenti?
Ho ricevuto molti attestati di stima e molte mail, oltre che la solidarietà dell’assemblea degli studenti di Villa Mirafiori: forse un riconoscimento alla mia buona fede.
Come considera l’atteggiamento dei media?
Mi sono fatto una cattiva opinione di certi media. Questa vicenda nasce dalla consegna alla stampa di un documento interno al Dipartimento. A questo gesto di grande scorrettezza i media hanno risposto montando un caso: il Papa no, il brigatista si!
A tal proposito: vede una relazione tra il suo caso e quello del Papa?
Assolutamente no, due vicende totalmente diverse. Nel caso della mancata visita del Papa era stato il rettore ad inviare l’invito in occasione dell’apertura dell’anno accademico. Nel mio caso si sarebbe invece trattato di una lezione ordinaria del mio corso; inoltre non c’è stato alcun invito, anzi la partecipazione del Morucci ci è stata proposta come ho già detto. L’unica relazione artificiosa è stata creata dai media che hanno strumentalizzato la vicenda: una cultura di cui l’unica vittima è l’università pubblica!